PROCIDA: L'EREDITA' CULTURALE DI NICOLA SCOTTO DI CARLO
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| Il Comandante Nicola Scotto di Carlo |
La festa del vino è passata e come sempre nascono riflessioni e commenti vari e ognuno ha il diritto di poter esprimere la propria visione sia positiva sia negativa.
La
critica quando è costruttiva risulta sempre necessaria per migliorare la
realtà.
Con
questo spirito voglio esporre alcune mie riflessioni che mi sono passate per la
mente ascoltando da varie parti commenti molto diversi.
La
prima domanda che mi sono posto è questa: fare la festa del vino perché porta
soldi e quindi sviluppo economico sull'isola è un motivo sufficiente che ne
giustifica l'esistenza?
Non
mi è facile esprimere con convinzione un mio giudizio, tuttavia ho qualche
perplessità.
In
genere, in molti comuni si festeggia un prodotto commerciale della propria
terra. Il vino non si produce a Procida, tranne nella vigna di Voncenzo
Barbiero e in poche altre case. Sarebbe stato più convincente rilanciare il Limone
che ancora appartiene alla nostra coltivazione, che ha prodotto il Limoncello
anche se, avendo cementificato l'80% del verde isolano anche i limoni sono
diminuiti.
I
limoni di Procida restano nella memoria di tanti; erano e sono ancora famosi.
Lo scrittore Marino Moretti, abituale frequentatore dell'isola negli anni
50-60, li celebra molto nei suoi scritti.
Ripiantiamo
allora il limone dove è possibile e festeggiamolo. E se lo vogliamo...
ripiantiamo alberi di limoni nei nostri giardini, come propose Titta Lubrano
Lavadera, perché quel polmone di ossigeno utile soprattutto in estate ci manca
molto.
Ma
poi mi sono chiesto: Una festa di tre giorni per il vino? Non è un po' troppo? Non
abbiamo già la nostra grande festa, la nostra grande sagra pubblica, la
cosiddetta Sagra del Mare? Non potremmo, volendo accrescerla, rendendola sempre
più consistente, aggiungere semmai "stanze" primaverili ed autunnali,
ugualmente con risvolti economici?
Penso
con convinzione che in tutto quanto realizziamo, sia di pubblico sia nel
privato, ci vuole equilibrio, perché dobbiamo essere attenti a non snaturare
Procida facendola diventare, con parossismo, un' isola dove tutto si può
fare...tutto ciò che ci passa per la testa. Sarebbe la distruzione della sua
identità e quindi della nostra identità di procidani.
Ed
è quello che in parte è avvenuto durante l'anno di Procida capitale, essendo la
direzione del progetto presieduta e diretta da persone che non avevano nel
sangue la linfa di Procida.
Affermava
con forza il comandante Nicola Scotto di Carlo, già Commissario del Pio Monte
dei Marinai:
"Procida
ha una tradizione marinara unica al mondo. Nei nostri 3,7 kmq abbiamo avuto la
forza di combattere contro i Saraceni che continuamente ci aggredivano, di
produrre economia grazie al nostro ingegno e al mare costruendo grandi velieri
con le nostre mani, creando nel 600 un Pio monte dei marinai per riscattare i
nostri concittadini prigionieri in Africa...siamo stati tra i primi italiani a
volere la Repubblica e siamo stati torturati ammazzati ed esiliati per primi
per questa primogenitura... abbiamo dato vita ad uno dei più importanti
Istituti Nautici d'Italia che ha permesso ai nostri uomini di dirigere le più
grandi navi del mondo..."
Lui
sognava un grande museo del mare che contenesse anche una delle più grandi
biblioteche sulla cultura del mare.
Quando
insieme abbiamo riattivato la "Biblioteca Comunale Don Michele
Ambrosino" lui ha voluto che, tra i Fondi che dovevano caratterizzare la
nostra biblioteca, ci fosse anche Il "Fondo sulla cultura del Mare".
E con grande sua gioia il Consiglio comunale all'unanimità approvò che nella
nostra biblioteca ci fossero ben tre
"Fondi specifici" Fondo Procida, Fondo Diritti umani e Pace, e
principalmente il Fondo sulla cultura del mare.
Ha
inoltre lottato per riportare il "Pio Monte dei marinai” ai procidani,
dopo che Mussolini nel 1939 lo trasformò in istituzione religiosa e lo regalò
alla Chiesa Ufficiale.
Obiettivi
entrambi non raggiunti; ancora oggi il grande museo del mare con annessa
biblioteca non c'è e il Pio Monte resta una congregazione religiosa e non un’associazione
laicale di ispirazione religiosa così come era nata.
La
politica procidana dovrebbe abbandonare la conflittualità tra maggioranza e
minoranza che devasta la democrazia e
procedere se pur dialetticamente insieme, principalmente in questa direzioni.
Mi
auguro che presto, grazie anche alla sensibilità storica e letteraria della
nuova Delegata alla cultura Alessandra Gentile e alla buona volontà del Sindaco
Luigi Muro e dell'intero Consiglio Comunale, venga varato un piano culturale
ampio e radicato nella vera e autentica realtà procidana.
Procida
dovrebbe, a mio parere, operare una scelta ben precisa e penso che l’idea di
Nicola sia valida, idea che fu anche condivisa dall'Università L'Orientale che
ancora oggi, ogni anno, realizza in ottobre tra noi gli incontri del
Mediterraneo guidati dal Prof. Luigi Mascilli Migliorini che ha affermato
pubblicamente che Procida potrebbe realmente assumere il ruolo di grande
promotore culturale dell'area mediterranea.
Durante
gli incontri sul Mediterraneo la piccola e mitica Procida potrebbe lanciare il
suo sguardo sull'intera area mediterranea e produrre, con l'aiuto dei più
grandi studiosi, che si avvicendano da anni tra noi, un progetto, che travalica
il limite geografico dell'isola e produca idee di collaborazione, di comunione
e ricerca comune di pace di vera fraternita e di dialogo fra tutti i popoli che
si affacciano sul nostro immenso mare.
Sia
però ben chiaro: in casa propria ognuno potrà promuovere e realizzare quello
che riterrà opportuno, ma sul suolo pubblico occorrerà una pianificazione
deliberata dal Consiglio Comunale che è l'organo da noi eletto per valorizzare
democraticamente il bene comune
Siamo
in democrazia e il criterio delle scelte deve essere sempre orientato verso il
bene comune, condiviso possibilmente da tutti o a maggioranza.
Nicola
Scotto di Carlo chiedeva spazi per avviare questo grande museo sul mare. Non
gli fu concesso. Soffrì molto per questa impossibilità. Oggi gli spazi ci sono
e se riuscissimo a realizzare il suo sogno, quello spazio lo si potrebbe
intitolare a lui.
Non
dimentichiamo che come Commissario del Pio Monte, Nicola ha fatto moltissimo:
ha risanato l'economia asfittica e con debiti portandola in attivo e sostenendo
con i fondi procidani l'Opera di Madre Teresa di Calcutta a Napoli; ha voluto
il monumento al marinaio sul molo di ponente ed ha fatto ristampare il
Catechismo Nautico, opera di grande valore storico e religioso redatto da uno
dei Martiri del 1799, Marcello Eusebio Scotti, con prefazione di Raffaella
Salvemini storica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Dovremmo
essergli veramente grati per la sua sensibilità e per l'amore che ha avuto per
Procida, nel rispetto della sua storia e delle sue più autentiche aspirazioni.
Sono
questi i pensieri che sono nati in me dopo aver osservato e seguito quello che
avveniva in questi giorni a Terra Murata per la grande festa del vino.
Certamente
l'organizzazione della festa è stata valida e le forze profuse tantissime e di
questo ringraziamo tutti per la tenacia e la volontà espressa.
Ma,
in futuro, fatta salva la volontà del Consiglio Comunale, auspico seriamente
che Procida si orienti decisamente verso la valorizzazione della cultura
marinara.
E'
quello che ha fatto Lamartine nell'800 quando nel raccontare la sua storia
d'amore con Graziella ha messo in luce il grande valore umano e sociale dei
pescatori e della sente umile di Procida.
Pasquale Lubrano Lavadera


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