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Visualizzazione dei post con l'etichetta storia dell'isola

Procida: Quando Mussolini trasformò Il Pio Monte dei Marinai in Confraternita

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Il Pio Monte dei Marinai Nel 1600, molti armatori procidani, volendo venire in aiuto ai marittimi poveri, impossibilitati ad esercitare il loro mestiere o caduti in mano dei barbari, istituirono Il Pio Monte dei Marinai, ovvero un’Associazione di mutuo soccorso, della quale potevano far parte tutti i padroni di barche, feluche o vascelli, con lo scopo di sovvenire i marinai poveri e le loro famiglie, concedere  doti alle loro figlie e libertà a quelli che cadevano in schiavitù dei barbari. Il primo statuto, compilato ed approvato dal Re nel 1617, prescrisse la forma di governo dell’Associazione, la sua durata, il modo di rinnovarsi, l’obbligo del rendimento dei conti, la necessità di edificare  una Chiesa in onore della Madonna della Pietà e di San Giovanni Battista e di San Leonardo, per esercitare il culto divino. Due secoli dopo, il Pio Monte era ancora operante e per la Legge del 3 agosto 1862 esso risultava un’Associazione laicale,  sottoposta alla sor...

Procida Capitale della Cultura - Recuperiamo il Palazzo d'Avalos

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Ricostruzione del Palazzo a cura dell'Architetto Gianlorenzo Di Gennaro Sclano Se riusciremo a salvare Il Palazzo d’Avalos e a ricongiungerlo al borgo di Terra Murata e all’isola, il mondo ci guarderà con ammirazione e rispetto, perché avremo   restituito all’umanità una testimonianza viva di cosa significhi   aver cura e rispetto della propria storia. Ci auguriamo che il recupero del Palazzo d’Avalos di Procida serva a riconoscere quanto valore avrà proteggere i luoghi della Nostra Italia del Sud che continuano   a essere infelicemente offesi da spregi che negano ogni conoscenza e sensibilità. Riqualificare vuol dire riconoscere affinché non si ripetano gli affronti subiti da questi luoghi. Sedimentazioni ambigue, forzose e snaturanti, possono essere scientificamente smontate al solo fine di recuperare la “bellezza”. La difesa del luogo più imponente di Procida, ci permetterà di riutilizzare attivamente la “nostra storia”, di ritrovare la “armonia perdi...

Il Palazo D'Avalos

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PROCIDA CAPITALE DELLA CULTURA Il Palazzo d'Avalos 1 Il Palazzo d'Avalos di Procida, poi Palazzo Reale infine Ergastolo sarà certamente secondo il progetto approvato dal Ministero e a cui l'Amministrazione sta lavorando in maniera prioritaria, l'apertura al mondo dell'isola. Monarchia, religione, mare tre aspetti che rivivranno in una simbiosi storica e sociale. In quel palazzo si incontreranno civiltà culture ideologie speranze, ma si riconosceranno anche i segni funesti di storie di violenza e di potere e si aprirà lo sguardo verso l'alba di un mondo dove la libertà l'uguaglianza e la fraternità torneranno ad essere i capisaldi del vivere. Pertanto l'attuazione di tale progetto rappresenterà per l'isola la punta di diamante, il coronamento di un sogno. la foto è la ricostruzione dell'antico palazzo," tratta dal libro Procida Il Palazzo d'Avalos" di Gianlo...

Procida non può ridursi a vetrina

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L'isola di Procida  Procida non può ridursi a vetrina di velleità personali. o di di gruppo. Le molte iniziative delle associazioni presenti sul territorio, una ricchezza incalcolabile, rischiano spesso di ridursi a espressioni di un malinteso orgoglio di gruppo che mal si coniuga con quella ricerca del bene comune che dovrebbe essere sempre a fuoco nella vita dei singoli e della collettività...Manca spesso quel collante fondamentale, ossia quel bene relazionale che solo potrebbe favorire la nascita di collegamenti vitali ed empatici fra le persone, le istituzioni, i gruppi politici e le associazioni tutte. Quel bene relazionale che è stato offeso e distrutto da una storia troppo crudele che ha minato nei secoli e nel profondo la pace sociale della meravigliosa isoletta. Occorre oggi ripartire dalle scuole, dalla politica, dalla vita associativa, dalle comunità, nella consapevolezza che bisogna neutralizzare con esperienze di profonda comunione la cultura del sospetto, del giu...

Procida. Il Palazzo d'Avalos e le ferite della Storia

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Procida, il Palazzo d'Avalos visto dal mare Procida ferita dalla Storia non una ma più volte. Ogni città o paese vive  ed ha vissuto questo urto, spesso violento, con la Storia, ma quando l’urto si abbatte  su una piccola isola come Procida, esso diventa tragedia, difficile da stemperare e con effetti nefasti prolungati nel tempo. Il Palazzo d’Avalos sull’isola, prima palazzo reale poi Regina delle galere, come la definisce Franca Assante, è l’emblema di una tragedia storica  che ha inciso profondamente sul carattere del procidano, sulle relazioni tra i cittadini, sul rapporto tra cittadini e politica, sull’assetto ambientale e urbanistico. La decadenza con la quale esso oggi si presenta al visitatore,  dopo la chiusura del Carcere nel 1985, è in certo modo indicativa  della decadenza stessa di un’isola che ha fatto molta fatica a fare sintesi tra  passato e presente, a proiettarsi con sguardo nuovo ed aperto nel futuro, onde uscire dall’isolamento...

Lo spettro della morte si aggira sull'isola?

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Procida (foto di Pasquale Lubrano Lavadera) Qualcuno scrive che lo spettro della morte si aggira sull'isola di Procida. Lamartine scrive che "lo spettacolo è nello spettatore" nel senso che  se dentro il nostro animo c'è morte  noi vediamo la morte intorno a noi; se nel nostro animo c'è vita allora vediamo la vita intorno a noi. Pur vedendo  le difficoltà e i problemi  che esistono oggi sull'isola, riteniamo che sia possibile continuare a vivere con speranza. Non per niente portiamo a venerdì santo il Cristo morto per le strade e dinanzi a quella "morte"  sentiamo smuovere dentro di noi la vita che chiede il nostro impegno  per trasformare ogni divisione in concordia, ogni bruttura in bellezza, ogni squilibrio in armonia, ogni oscurità in luce, ogni conflitto in pace. Lui prima di morire ha chiesto a Dio di far della famiglia umana una cosa sola. E noi sentiamo di dover vivere perché ci sia unità, pace, gioia, serenità, fra i procidani. Ques...

Procida: Piazza dei Martiri

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A Procida c'è una piazza storicamente significativa perché in essa vennero barbaramente uccisi dal re Borbone, nel 1799, 16 cittadini procidani che avevano osato affermare la positività delle idee repubblicane. Anticamente denominata "Sammarezio" per la vicinanza alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, all'interno della quale vennero seppelliti i cittadini giustiziati,  oggi è conosciuta come "Piazza dei Martiri", in quanto in essa si può ammirare una stele che riporta i nomi dei cittadini ammazzati per aver gridato: "Viva la Repubblica" esprimendo in tal modo il bisogno di libertà e di democrazia. Va ricordato che Procida rappresentò uno dei punti più vivi della Repubblica partenopea, purtroppo finita tragicamente. Dovremmo ppertanto dare a questa piazza il massimo rilievo, avendone sempre una grande cura ed eliminando ogni orpello inutile, ogni parcheggio, e  riqualificandola con opportuna documentazione per renderla luogo ameno di sost...

Naufragio nel mare di Procida nel 1892

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Francesco De Grandi, Naufragio, olio su tela 2014 Il naufragio di un paranzello molfettese  nelle acque di Procida nel 1892 di Corrado Pappagallo Sin dagli anni Quaranta del XIX sec. non poche barche di Molfetta attratte da lauti guadagni si avventuravano nelle acque napoletane a esercitare la pesca alla gaetana o meglio a strascico. Una coppia di bilancelle armate a vela latina pescavano trascinando una rete; a turno poi questa era issata su una delle due bilancelle per la cernita del pesce.     Procida era un degli approdi più frequentati nel napoletano dove i pescatori molfettesi stanziavano tutto l’anno. Nel 1892 a Procida è registrata la presenza di 8 bilancelle molfettesi pari a circa 95 t con 75 marinai imbarcati 1 . Era pure frequente l’imbarco di manodopera molfettese su bilancelle del luogo.                      L’avvenimento dr...

Procida e le guerre

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Famiglie procidane  distrutte dalle guerre Ce lo racconta la centenaria Maria Scotto di Fasano  Maria Scotto di Fasano da giovane    Le ultime due guerre mondiali hanno procurato molte morti  nell’isola e alcune volte famiglie intere venivano spazzate Lo ricorda con dolore la signora Maria Scotto di Fasano, vedova Salvemini,che ha perso prima il padre e poi due fratelli giovanissimi e che il 15 dicembre 2013 compie cento anni.    Maria, quando era giovane veniva chiamata da tutti “Maria’a bella” per i suoi lineamenti perfetti e per quei folti capelli neri raccolti in una lunga treccia. E tuttora, che è avanti con gli anni, è sempre una signora bella e disponibile per questa intervista.     “Sono tanto triste al pensiero della sorte dei miei due fratelli morti in guerra. Il primo, Antonio, che affettuosamente chiamavamo Ntunuccio, era sposato da solo un mese, quando disse alla moglie: ‘Parto per la Patria’. Era la seconda...