Pasquale Lubrano lavadera: Il mio ultimo libro


Ho pubblicato da poco il mio ultimo libro su un tema che ancora mi appassiona: "La Scuola va cambiata". Il titolo "Come una Mongolfiera" sottotitolo: "Quando i ragazzi salvano la scuola".

Ho insegnato nelle scuole superiori e nelle medie ed ho chiuso la mia carriera scolastica in due istituti superiori, il primo a Napoli e il secondo nella mia isola di Procida.

Esperienze molto diverse ma sempre improntate a una visione  che mi venne consegnata all'inizio, negli anni 70,  quando muovevo i primi passi  e partecipai ad  un convegno sul rapporto educativo a Rocca di Papa. promosso dal Movimento per una Umanità Nuova, del Mov. Dei Focolari.

Avevo compreso che prima ancora di insegnare matematica dovevo costruire un rapporto di condivisione, collaborazione e di ricerca comune con gli studenti, e aiutarli a creare fra di loro questa relazione di reciprocità. 

Era presente in quel convegno lo psicologo spagnolo Robert Roche che ci parlò proprio dell'intelligenza prosociale da sviluppare negli alunni. Il suo libro venne  edito anche dalla Erikson in Italia.

Tante le esperienze accumulata  in 35 anni di insegnamento di cui una parte è confluita nel 1998 nel libro "I ragazzi non sanno odiare".

Alcuni anni dopo, ero appena andato in pensione, incontrai un sacerdote indiano, mio ospite nell'isola,  che mi parlò della comunicazione empatica o non violenta di Marshall B. Rosemberg. Non ne ero a conoscenza.

C'era però sintonia con quanto avevo già appreso e scattò in me l'interesse per  quanto egli  mi proponeva. 

Comprai il testo base di Marshall B. Rosemberg "Le parole sono finestre oppure muri" (Ed. Esserci) e lo lessi con grande entusiasmo.

Lui raccontava la sua esperienza di bambino di famiglia ebrea  in un contesto che si opponeva  agli ebrei con giudizi forti e violenti.

Divenne psicologo e fu allievo di Carlo Rogers  che aveva introdotto il valore della "persona" nella psicologia ed aveva parlato ampiamente del valore dell'empatia nei rapporti umani. 

Fra le tante esperienza che lui riportava nel libro fui colpito dal racconto in cui descriveva le vicissitudini vissute in una scuola dove c'era molta violenza. 

Fui preso da quel racconto e mi sembrò molto vicino a quanto avevo incontrato negli ultimi anni a Napoli nel biennio delle superiori in un istituto tecnico industriale. E fu allora che  affiorò alla mente l'idea di scrivere  un libro proprio sulla violenza nella scuola. 

Ero colpito dal fatto  che nella mia scuola quasi ogni settimana di notte un aula veniva distrutta con lancio di grandi sassi. E di fronte a questo chiaro indizio, purtroppo la classe docente opponeva un deciso rifiuto e un continuo ricorso alla polizia oltre alle bocciature ad oltranza. 

Non affiorava nessun discorso educativo.

Mi capitò tra le mani, proprio in quel periodo,  un libro edito da Città Nuova dello psicologo Piero Cavaleri dal titolo "Vivere con l'altro" e leggendolo  scoprii che esisteva una grammatica relazionale senza la quale i nostri rapporti spesso potevano naufragare. 

Cavaleri in certo modo realizzava una sintesi tra la prosocialità, la comunicazione empatica per arrivare a definire "il bene relazionale"  fra le persone come il bene piu grande ed indispensabile a livello di scuola e di società.

Mi sentii allora pronto di raccontare la mia storia. Mi trovavo qui a Ravenna e lessi sul quotidiano "La Repubblica"  proprio un inchiesta molto interessante sugli abbandoni e sulle bocciature nel biennio delle superiori. L'articolo era corredato da due interviste: una ad una dirigente di Torino e la seconda alla Dirigente del Liceo Classico Dante Alighieri  di Ravenna,  Giuseppina di Massa che parlava della necessita di una scuola superiore che accoglie gli studenti provenienti dalle medie senza spaventarli, e di un progetto sperimentale messo in atto con l'autorizzazione del Provveditorato.

Presi il telefono e fissai un appuntamento con la Di Massa. L'esperienza di cui lei parlava confermava quanto era ormai maturato in me . Nacque una lunga intervista  pubblicata sul giornale Città Nuova  al quale collaboro da molti anni,  ed stesi la scaletta del mio libro, con i desiderio di porre alla fine del racconto  le interviste alla Dirigente di Ravenna Giuseppina di Massa e alla Coordinatrice del nuovo progetto denominato "Classico Contemporaneo" Lara Donatini. 

E subito dopo qui a Ravenna ho scritto la prima stesura del libro che è appena stato pubblicato dall'editrice campana IOD edizioni.

Pasquale Lubrano Lavadera



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