IL MIO AMICO ALBANESE CEZAR KURTI

Cezar Kurti (1935-2013) Era una fredda mattina di febbraio del 1992. Mi trovavo al Collegio dei Traduttori Letterari di Procida, a palazzo Catena e stavo lavorando al computer. Ero da solo, la Direttrice non era ancora arrivata. Un vigile urbano mi chiama: “C’è uno straniero alla porta, cerca la Direttrice!” Mal vestito, con una valigia di catone, gli occhi spauriti, un viso bruciato dal sole e segnato da profonde rughe, mani callose e ruvide. Lo accolgo, gli offro una sedia. Sono Cezar Kurti, mi dice, vengo dall’Albania, ho fatto un lungo viaggio via terra, sono molto stanco. Albania! Quel nome mi porta indietro nel tempo. Mio padre aveva fatto la guerra in Albania e sempre mi aveva raccontato: “Se le famiglie albanesi non ci avessero soccorsi nella tragica e desolata ritirata, saremmo tutti morti per gli stenti e per il gelo. Ci hanno rifocillati, dato vestiti e scarpe per affrontare la neve e il gelo e giungere così al porto di Tirana.” Sentii sub...