SUPERATA LA PAURA E INSICUREZZA PER L'ARRIVO DEI MIGRANTI A PROCIDA?


Qualcuno afferma che "Procida sempre cristiana fuit". Ma oggi possiamo dire che Procida è ancora un'isola di cultura  cristiana?

Penso che l'isola per tradizione e cultura resta ancora "cristiana" anche se abbastanza lontana dalla pratica religiosa, 

Gesù ci ha lasciato un invito: "Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te".

Per vivere questo invito alcuni hanno sentito di dover far qualcosa per accogliere  i rifugiati sull'isola; molti altri invece, sono ancora  spaventati al pensiero di dover accogliere anche nel futuro i rifugiati e si mostrano scettici verso le scelta attuale dei nostri attuali amministratori che hanno detto di sì al Prefetto quando ha destinato a Procida  una decina di famiglie di rifugiati. 

Da dove nasce questa insicurezza, questa paura di accogliere nuclei familiari sconosciuti che fuggono dalla violenza e dalla guerra? 

Non è una domanda dalla facile risposta, anche perché sappiamo che ci sono idee diverse su questo aspetto. Ma pur avendo idee diverse  non bisogna smettere di dialogare tra noi.  Anzi le diversità sono una ricchezza e sono fatte per convivere nel dialogo. Gesù addirittura ci chiede di amare i nostri nemici e quindi non bisogna creare inimicizia tra chi vuole i migranti e chi non li vuole. 

Una psicologa   ha però affermato che l'insicurezza e  la paura sociale, molto estesa oggi nelle città italiane, per cui tanti si oppongono alla presenza degli immigrati tra noi, nascono da una identità sociale  fragile che ci porta a vedere il diverso come un potenziale "nemico" da cui difenderci.

Ma quando un popolo è fragile? Anche qui le risposte possono essere tante, ma ce n'è una che mi sembra più vicina alla realtà sociale di Procida. Un popolo è fragile quando non c'è coesione sociale quando si è frantumati, divisi, contrapposti, privi di fiducia e stima reciproca.
Purtroppo, come afferma lo scrittore Mauro Ventola, che ama molto Procida, l'isola non ha ancora superato il trauma psicologico  avvenuto nel tragico evento del 1799 che vide i procidani monarchici condannare a morte i procidani repubblicani. Fu quello il momento in cui si ruppe la pace sociale e nacque il sospetto reciproco  in maniera endemica.

Forse questa è la motivazione più vera, anche qui a Procida. Per cui se vogliamo che domani l'isola continui ad  accogliere gli immigrati dobbiamo lavorare per creare maggiore aggregazione sociale tra noi, per migliorare i nostri rapporti, per sconfiggere le inimicizie e le contrapposizioni, soprattutto quelle politiche. 

Dobbiamo stimarci ed avere più fiducia reciproca tra noi tutti ricmporre la pace sociale e come ci indicavanoio gli studenti dell'Accademia delle belle arti di napoli attivi nel progetto Stop Tigre  realizzare quella frase che a lungo campeggiava nelle nostre strade "NON IO MA NOI!".

Ritroveremo quella vera e forte identità che aveva caratterizzato il nostro popolo nel 600, quando per salvare e riscattare i nostri marinai prigionieri in Africa crearono il Pio Monte dei marinai, CREANDO COL CONTRIBUTO DI TUTTI UN GRANDE FONDO ECONOMICO.
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Solo in tal modo, ne sono certo,  non ci spaventerà più accogliere queste famiglie in fuga dalla loro terre martoriate. 

Pasquale Lubrano Lavadera







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